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talea da foglia


Premessa: se non l'avete ancora fatto, prima di leggere questa sezione leggete la pagina relativa alle generalita' sulla moltiplicazione. Vi sono riportate informazioni di base sulla moltiplicazione e sui meristemi che qui saranno date per scontate.



Teoria

 Introduzione

Moltiplicare piante del genere Drosera per talea da foglia potrebbe sembrare piu' un esercizio per la propria abilita' che non qualcosa di veramente necessario.

Le drosere infatti, come abbiamo visto, sono sicuramente le piante carnivore piu' prolifiche. Molte specie crescono in maniera molto rapida e direi quasi invasiva, una volta trovate le condizioni adatte. Ci sono specie che formano decine e decine di gemme che in pochi mesi formano piante allo stadio adulto e fioriscono. Altre si autoimpollinano, producendo centinaia di semi fertili che germinano e formano piante adulte a volte entro pochi mesi, al contrario di generi come Cephalotus e Sarracenia, dove crescere una pianta da seme significa aspettare almeno 3-4 anni. Molte drosere si possono moltiplicare per semplice divisione di fusto, o, meglio ancora, per talea da radice, metodo veloce e infallibile.
Capirete quindi che imparare a moltiplicarle anche per talea di foglia e' a prima vista una cosa piuttosto inutile.

Ottimi motivi per imparare (ed imparare bene) questa tecnica, invece, ci sono e sono principalmente tre.

Prima di tutto, questa tecnica a mio avviso e' estremamente affascinante per la maniera in cui si formano le plantule. Vi permettera' di osservare la stranissima tendenza di alcune drosere a far spuntare nuovi meristemi e nuove plantule in una posizione decisamente inusuale per una pianta carnivora.

In secondo luogo, vista la delicatezza delle lamine fogliari delle drosere, acquisire esperienza nel non farle marcire vi mettera' in condizione di avere risultati molto migliori anche con le talee fogliari di dionea e Cephalotus.

Infini, punto forse piu' importante, anche se indubbiamente molte specie di Drosera sono incredibilmente facili da moltiplicare, altre sono terribilmente difficili. Le specie piu' recalcitranti spesso non si autoimpollinano, non formano gemme e non tollerano la divisione di fusto. In queste condizioni, e specialmente se avete un solo esemplare con poche radici, provare a fare una talea da lamina fogliare e' preferibile.

Detto questo, vediamo come funziona.


 Con che specie funziona?

Al solito, partendo dalle mie esperienze personali vi posso dire che le specie che rispondono meglio a questo tipo di tecnica sono quelle le cui foglie rimangono vive per lungo tempo, anche in condizioni di elevata umidita' (dovranno rimanere a contatto diretto con sfagno vegetante per mesi).

Le specie che ho moltiplicato con successo con questa tecnica sono la solita Drosera binata e la Drosera adelae, splendida specie subtropicale.

Nota
Cliccate sulle foto per averne la versione a pieno-schermo ed alta risoluzione.


Per questo corso ho scelto la Drosera binata var dichotoma, al contrario del corso sulla talea di radice dove la binata in questione era una forma 'Y' (o forma 'T' che dir si voglia).
Qui a sinistra un esemplare di questa pianta.
Se avete avuto (o avrete) successo con altre specie, speditemi una mail in maniera da aggiornare questa pagina con i risultati delle vostre esperienze. Sospetto, infatti, che questa tecnica sia esportabile a un gran numero di specie di Drosera, pigmee escluse.


 Che tessuto ci serve?

Al solito, dopo aver letto accuratamente le parti di generalita' sulla moltiplicazione vegetativa, la domanda che dovrebbe spuntare quasi automaticamente e' "si, so tutto di queste menate, dimmi solo che tessuto e' predisposto alla formazione di meristemi e poi mi arrangio".

Corretto.

La prima cosa interessante la troviamo proprio qui. Le drosere, come sappiamo, hanno la lamina fogliare ricoperta di peli alla cui sommita' portano delle ghiandole che secernono abbondanti enzimi e altre sostanze, che formano le cosiddette "goccioline". Alla base di questi tentacoli ci sono delle cellule che, in determinate condizioni, possono dare il via a tutti quei bei fenomeni di rigenerazione che tanto ci piacciono perche' ci permettono di ottenere tante belle plantuline.
Nel disegno ho esagerato le dimensioni del tentacolo con la ghiandola secretrice. Quello che bisogna notare e' semplicemente la posizione e il meccanismo con il quale si formano le plantule: quando la lamina fogliare e' separata dalla pianta madre e in un ambiente che la tenga correttamente fornita d'acqua (come nello sfagno), alla base dei tentacoli, lentamente, si sviluppano nuovi meristemi che danno il via alla formazione di nuove plantule.

Questo meccanismo e' molto diverso da quello che abbiamo visto in Pinguicula, Dionaea e Cephalotus dove il tessuto che generava nuovi meristemi era alla base della foglia, cioe' al punto di inserzione tra picciolo e rizoma (o fusto). Qui invece siamo in piena lamina fogliare, quindi ben distanti da picciolo e fusto.
In definitiva Le drosere ci mettono in condizioni molto piu' favorevoli, dal punto di vista della scelta del tessuto iniziale: basta scegliere una delle molte foglie che formano durante l'anno, tagliare la lamina fogliare e attendere...

Ok, ok, vediamolo in pratica.
 
             
 


Pratica

 Materiale necessario

  • Un esemplare di Drosera con qualche bella foglia sana;
  • Un po' di sfagno vivo, in buone condizioni;



  •  Preparazione Foglia

    Scegliete un po' la drosera che volete, per il vostro tentativo. Io qui ho scelto la binata var dichotoma, perche' e' la piu' semplice, permette di vedere molto bene la formazione delle plantule e, avendo la lamina molto allungata, permette un gran numero di plantule per ciascuna foglia usata.

    Prima di tutto, tagliamo la foglia.

    Qui ho tagliato una foglia adulta a meta' picciolo. Sulla pianta madre e' rimasto il moncone del picciolo.

    Come vedete, caratteristica della dichotoma e' che le foglie sono quasi sempre divise 2 volte, in 4 lobi ragguppati a due a due in due brevissimi lobi a Y, a loro volta inseriti nel picciolo.

    Una foglia di dichotoma adulta, come vedete dalla misura del sottovaso, arriva anche a piu' di 40 centimetri, incluso il picciolo. E' un po' ingombrante, in altre parole. Questo e' il motivo per cui qui ho tagliato via il picciolo e ho separato i lobi della lamina fogliare.

    In questo modo si possono mettere sullo sfagno piu' comodamente. Se volete potete tagliarli anche piu' volte, ottenendo delle striscioline lunghe 4-5 centimetri.

    Le laminette, se vedete, sono cosparse di insetti morti e di materiale organico. Prima di procedere, le ho lavate accuratamente perche' insetti morti = pericolo di fungo. Visto che le laminette saranno poste in un ambiente molto umido, dobbiamo evitare qualsiasi pericolo di marcescenza. Quando scegliete una foglia, quindi, sceglietela bella in salute, senza insetti (possibilmente il giorno dopo la sua formazione, cosi' e' fresca come una rosa) o, se ne ha, sciacquatela bene.

    Poi, al solito, sistematela orizzontalmente sullo sfagno, come vedete qui.

    Con le pinzette (e i guanti) ho scostato lo sfagno in modo da creare una specie di fessura. Ci ho posto la lamina dentro richiudendo poi lo sfagno. Se notate, in questa laminetta (l'unica che ho tenuto) ho lasciato le estremita' libere dallo sfagno, solo appoggiate, mentre al centro ho posto un ben mucchietto di sfagno fradicio. Il motivo lo vedremo tra poco. Per ora notate solo bene questa disposizione.
    Dovete fare particolarmente attenzione all'immagine sopra e alla prossima, perche' sono forse il punto piu' delicato dell'intera faccenda.

    Il trucco per riuscire in questa tecnica e' quello di riuscire a fornire la giusta quantita' di umidita' alla talea, durante tutto il tempo che sara' necessario alla formazione delle plantule.
    Troppa umidita', come sappiamo, porta a marcescenza della foglia, come avviene anche per le dionee. D'altro canto, ridotta umidita' porta spesso a disseccamento della talea o a comparsa in tempi lunghissimi delle plantule.

    Nella foto di cui sopra potete vedere che lo sfagno che ho usato era bello fradicio. Come detto, la parte centrale della laminetta che ho scelto e' stata messa sotto lo sfagno fradicio, quindi in condizioni di elevatissima umidita' (quasi come se fosse sott'acqua) mentre le estremita' sono libere, solo appoggiate sullo sfagno. Il tutto e' stato posto in pieno sole, ad Est.


     Comparsa plantule

    Ecco come si presenta, la stessa laminetta, dopo un mese circa.

    Come notate, ci sono le plantule in quantita', 6 o 7 (alcune piccolissime non si vedono).

    Ma la cosa piu' particolare da notare non e' la presenza delle plantule, che pure ci fa indubbiamente molto piacere, bensi' notare che parte della laminetta e' marcita, ed in particolare, e' marcita esattamente la porzione di laminetta che era sotto lo sfagno. La notate, e' la parte nera. All'estrema destra, c'e' il rimasuglio secco della punta della foglia, che era sollevata dallo sfagno ed e' seccata per umidita' troppo bassa.
    Quindi e' facile intuire che le lamine fogliari di drosera apprezzano, anzi, necessitano di umidita' per sopravvivere, ma detestano che ci sia bagnato sia sopra che sotto la lamina. La condizione ideale e' quella di appoggiare le lamine sullo sfagno fradicio. In questo modo il lato inferiore e' bagnato e il lato superiore, quello che porta le ghiandole, resta invece asciutto.

    Ok, visto che ci siamo diamo un'occhiatina anche alle plantule.

    Mi spiace per la cattiva qualita' delle foto, ma sono state scattate con la vecchia apparecchiatura... ad ogni modo si riesce a distinguere in maniera molto precisa le due plantule che sono sorte su questa estremita' della laminetta fogliare che avevo posto sullo sfagno.



     Divisione plantule

    A questo punto, e cioe' quando le plantule sono ben formate ma non hanno messo le radici, sono spesso ben appressate le une alle altre, specialmente se anziche' di binata state usando una foglia di una specie diversa. Quello che io faccio di solito per evitare che le plantule crescendo si ostacolino tra di loro e' tagliare la laminetta in tanti piccoli pezzetti di lamina, ognuno con la sua piccola plantula.

    Detto, fatto.

    Come prima cosa, presa la laminetta, ho tagliato via le parti morte o secche, e le parti verdi prive di plantule. Ho tenuto solo le plantule ciascuna con una porzione di lamina.

    Successivamente, come si vede da questa immagine, ho posto le singole plantule in una torbiera con fondo in torba+perlite (in proporzione 1:1) e superficie composta interamente di sfagno vivo, come spiegato nella tecnica di coltivazione dello sfagno.

    La micro-drosera l'ho qui evidenziata ponendoci dietro un cartellino rosso, altrimenti si confondeva con il colore dello sfagno. Per renderci conto, le dimensioni della plantula erano di meno di 1 centimetro, e non era radicata.
    Al solito, lancette dell'orologio avanti di un 3-4 settimane...


     Risultati

    Eccoci tornati alla torbiera in questione, dopo alcune settimane.

    In questo primo fotogramma (orrendo, lo so), ho messo a fuoco il cartellino che avevo posto dietro alla plantula di binata. E' quello in basso.

    Da qui potete vedere come sia cresciuta la plantula, che ora possiamo chiamare pianta a tutti gli effetti. Dove prima c'era solo una timida foglia da 1 centimetro, ora ci sono 5-6 robusti piccioli, e le foglie sono alte almeno 12 centimetri, e sono sfocate perche' troppo vicine all'obiettivo della macchina fotografica.

    Visto che dall'alto non e' che si capisca molto, ho preso la plantula, l'ho estratta dalla torbiera e l'ho posta su un fondo blu per farvi vedere di quanto era cresciuta in sole 3 settimane.

    Come vedete qui a sinistra, della plantulina timida e inpacciata, con la sua laminetta, non c'e' piu' traccia. Ora al suo posto c'e' una pianta completamente sviluppata di Drosera binata. Le foglie sono completamente ben sviluppate. La piu' alta misura 12 centimetri. E quanto a radicazione, beh, giudicate voi...

    Se notate, la var. dichotoma da piccola non fa foglie a 4 lobi ma solo a due. Le foglie a 4 lobi appaiono solo quando sono piu' grandi. Per inciso la foglia che qui in foto e' solo abbozzata (quel "nodo" chiuso in alto al centro) si e' aperta ed era a quattro lobi.
    Ok, lo so, troppo facile fare questo tipo di corsi con una binata, quella la moltiplicano anche i cani. Questo e' vero, pero' vi assicuro che una volta che riuscite a moltiplicare una semplice binata con questa tecnica, riuscire poi a moltiplicare specie piu' impegnative non richiede molta piu' esperienza.

    Quindi, sbizzarritevi e lanciatevi, prendete una delle vostre drosere e provate a molticarla in questo modo, poi, come sempre, riferitemi dei vostri successi o insuccessi e delle vostre osservazioni e aggiorneremo questa pagina.

    Buona coltivazione.

     
             
      Pagina aggiornata al:
    24 Novembre 1999.
     
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